TUCUMÁN

27-01-2016

Posted from San Miguel de Tucumán, Tucumán, Argentina.

 

tmp_7562-IMG_4626-01-Edit59682623

A Tucumán hanno la Fiat Uno come taxi ufficiale

Tucuman è l’occasione giusta per parlare della storia argentina. Perché? Perché qui il 9 Luglio 1816 si firmò la Dichiarazione di Indipenza dal regno di Spagna.

Tutto ebbe inizio nel 1806 quando le truppe britanniche attaccarono Buenos Aires. A quel tempo l’America del Sud era divisa in diverse provincie. La più importante era quella del Nord che comprendeva i centri di Tucuman e Cordoba fino alle ricchissime miniere d’argento di Potosì nell’attuale Bolivia. Buenos Aires invece era solo un porto malfamato dedicato al contrabbando con il Brasile portoghese. Quando i coloni si trovarono costretti a organizzarsi per difendersi dagli attacchi degli Inglesi, cominciarono a sorgere idee nazionaliste. La lotta indipendentista iniziò proprio a Buenos Aires con la rivoluzione del 25 di Maggio 1810 e terminò sei anni dopo a Tucuman con la formale dichiarazione di indipendenza.

Intanto l’attuale Patagonia era ancora terra di nessuno, almeno secondo gli spagnoli. In realtà ci vivevano milioni di indigeni raccoglitori e allevatori come i Pehuenches, i Puelches e i Mapuche, provenienti dall’attuale Chile. Nel 1878 il giovane stato dell’Argentina (il cui nome proviene da “argento”, nome dato nella speranza di trovarvi tanto argento quanto se ne trovò in Potosì) decise di espandersi e sotto la guida del generale Roca condusse una delle più crudeli campagne di sterminio degli indios d’america. Ne furono uccisi a milioni, depredandoli di tutte le loro terre e cancellandone la cultura. Dovremmo ricordarcene quando a migliaia allegramente voliamo in Patagonia a godere di una natura tanto spettacolare quanto sanguinariamente svuotata di ogni storia e identità locale.

All’ombra della grande crisi mondiale, dopo un lungo periodo di prosperità che vide l’immigrazione di moltissimi italiani a cavallo dei secoli XIX e XX, nel 1946 salì al poter il colonello Juan Domingo Peron. Egli sarà uno dei personaggi più controversi della storia del paese. Affascinato dai regimi nazista e fascista che visitò personalmente, governerà per nove anni con pugno di ferro ma anche molta attenzione alle fasce più deboli della società. Al suo fianco la celebre moglie Eva Peron, ancor oggi eroina del popolo per il suo impegno a favore dei poveri, dei bambini e delle donne. Evita morì di cancro nel 1952 e il colonello Peron venne deposto ed esiliato in Spagna nel 1955.

Iniziò per l’Argentina il periodo più buio che portò alla sparizione di oltre trentamila oppositori politici ai regimi militari, una storia di desaparecidos così tragicamente comune nel continente americano. Nel 1983 con l’elezione di Raul Alfonsin il potere torna ai civili ma l’Argentina non si riprenderà più fino ad arrivare nel gennaio del 2002 a quello che di fatto è il più grande fallimento finanziario della storia del mondo. Il paese dichiara bancarotta.

Da allora l’Argentina tenta lentamente di risalire la chiglia. Ultima grande novità risale a pochissime settimane fà, ovvero l’equiparazione effettiva del cambio ufficiale dollaro-peso a quello clandestino. Visto il continuo svalutare del peso, la gente accumulava denaro contante in valuta estera. Se oggi i miei 100 dollari valgono 700 pesos, domani ne varranno 1400! Il governo negli anni passati era intervenuto regolando il rapporto tra le due monete ma questo aveva alimentato un mercato di cambio nero che di fatto avveniva alla luce del giorno nelle strade e favoriva i turisti. Noi abbiamo ancora cambiato in strada ma probabilmente questo colore così tipicamente argentino andrà presto a sparire.

 

Dietro le mura di questa semplice abitazione nel cuore della città vecchia si firmò la Dichiarazione di Indipendenza e così nacque la Repubblica di Argentina

Dietro le mura di questa semplice abitazione nel cuore della città vecchia si firmò la Dichiarazione di Indipendenza e così nacque la Repubblica di Argentina