Tarija y Vino d’Altura

10-09-2017

Posted from Tarija, Tarija Department, Bolivia.

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Sapete che a Tarija si trovano i vigneti più alti del mondo? Avete mai sentito parlare di vino boliviano? Bene, lo abbiamo provato e vi garantiamo che è anche buono!

Linda ed io scendiamo a Tarija in occasione della nostra consueta pausa dall’altopiano che ci concediamo ogni paio di mesi. Solo diciotto ore di autobus verso Sur e poco prima che sopraggiunga l’Argentina, in fondo a una larga valle tra calvi monti e cactus, arriviamo a Tarija. Qui si viene per godere del clima sempre mite e del buon cibo. La città è ordinata e pulita, il centro viejo è un brulicare di tiendas e mercados dove il traffico si snoda più o meno agilmente. Oltre a godersi una cena all’aperto a base di buona carne argentina affacciati sulla piazza principale, forse l’unico attrattivo della città degno di nota è un piccolo e antiquato museo paleontologico che mostra la ricchezza incredibile di fossili animali di cui vanta la valle.

Ma il vero motivo per cui si viene a Tarija è il vino. Qui lo si produce a partire dai vigneti più alti del mondo compresi tra i 1750 e i 2400 metri slm. Quella del vino in Bolivia è una avventura recente, la prima bottiglia fu prodotta dal signor Kohlberg nel 1963. Nella valle di Tarija già si coltivava uva da tavola fin dai tempi della colonia e i contadini ne estraevano un succo dolce e leggermente alcolico. Kohlberg, padre tedesco e madre boliviana, si rivolse ai frati francescani di Tarija che già esportavano vino in tutto il paese per uso esclusivamente liturgico, e si fece insegnare l’arte. Dopo mezzo secolo la sua famiglia è la maggior produttrice di vino con sette milioni di bottiglie l’anno, di cui solo il 10% è esportato tra Russia, Cina e USA.

In tutto in Bolivia ci sono 36 bodegas de vino, tutte concentrate nella Valle di Tarija. Solo 6 sono industriali (Kohlberg, Campos di Solana, La Concepcion, Aranjuez, Magnus, Casa Grande), le altre sono piccole o piccolissime cantine che fanno solo vendita diretta. Linda ed siamo andati a visitarne alcune facendo base a Uriundo, romantico villaggio dal sapore vagamente provenzale nella Valle della Concepcion. Le bodegas artesanales producono solo vino patero, un vino tradizionale lavorato col pestaggio delle uve. Come facevamo in Italia più di un secolo fa! Ovviamente oggi l’igiene è importante e si utilizzano stivali sterilizzati. Le uve utilizzate sono principalmente il Moscatello d’Alessandria per i bianchi e l’Uva Italia per i rossi. Ne risulta un vino molto dolce e poco alcolico da una forte acidità e colori molto poco intensi. Decisamente non adatto a palati europei.

Per trovare varietà di uva più internazionali è obbligatorio rivolgersi alle cantine più grandi. Qui incontriamo Cabernet Sauvignon, Merlot, Sirah, Malbec e Tannat. L’alta incidenza dei raggi ultravioletti dovuta all’altura (e al buco dell’ozono che insiste maggiormente sull’emisfero sud!) permette una maturazione più rapida dell’acino. Le elevate escursioni termiche tra giorno e notte conferiscono note aromatiche e floreali al vino, così come avviene nelle Alpi in Italia. Alla fine ne risultano vini per la maggior parte robusti e corposi già dai primi anni che però conservano una freschezza più tipica dei vini giovani. La vita di questi vini è d’altro canto corta e le più fini riserve non superano i 7-8 anni. Linda ed io siamo rimasti stupiti della competenza e qualità raggiunte dai grandi produttori boliviani, comunque affiancati da enologi argentini, chileni e a volte europei.

Quindi se non avete mai sentito parlare prima dei vini boliviani, vi consigliamo di visitare Tarija e provarli. Non li troverete altrove nel mondo per adesso… Noi ce ne porteremo un po’ a casa! ;)