Il treno più bello del mondo

14-05-2017

Posted from Cochabamba, Cochabamba Department, Bolivia.

Il Bus Carril è un bus a cui sono state applicate ruote da treno / the Bus Carril

Il Bus Carril è un bus a cui sono state applicate ruote da treno / the Bus Carril

 

“Fabio! Guarda qui che mezzo che va a Mizque?!?” mi dice Linda tutta emozionata mostrandomi la foto apparsale navigando in internet. “É un Bus Carril!!!”

Siamo abituati a costruire i nostri viaggi unendo le mete che vogliamo visitare. Spesso però a valere di piú la pena é il viaggio stesso, ovvero lo spostamento tra mete! Questo é il caso del Bus Carril, quello che per la mia esperienza di viaggiatore é il treno piú bello al mondo. Si tratta di un vero e proprio autobus, con tanto di volante, pedali acceleratore, freno, frizione e cambio, solo che non poggia su strada ma su rotaie! D’altronde quando si ha una linea forroviaria ma non piú i soldi per mantenere un treno vero e proprio, si fa quel che si può…

Linda ed io abbiamo preso il bus carril per andare da Cochabamba a Mizque. Gli appassionati sappino che ce n’é un altro tra Sucre e Potosì. La stazione di Cochabamba é talmente poco utilizzata che il grande e caotico mercato che si estende davanti penetra attraverso l’entrata fin quasi ai binari. A fare i biglietti c’è il capostazione stesso, la responsabilità è d’altronde molta. Venticinque sono i posti disponibili sul bus carril, tutti venduti a campesini e cholite che caricano su di tutto: patate, cipolle, taniche di benzina, stoffe e una gallina. Viva! Poi ci siamo Linda ed io, col nostro carico di zaini e un sorriso che non finisce più.

Il viaggio inizia con una strombettata dell’autista (o del macchinista, fate voi) che non finisce più. Attenzione, il bus carril parte! I binari sono talmente poco utilizzati che non si vedono più tra la fitta erba che vi ci cresce sopra. La città sembra essersi dimenticata di avere una ferrovia e oltre all’autista/macchinista cammina in fronte al treno una seconda persona che ha il solo compito di liberare i binari da tutti gli intralci possibili. Impieghiamo quasi una ora a uscire da Cochabamba, nell’ordine troviamo: bancarelle del mercato, una macchina parcheggiata che verrà alzata e spostata a forza da volenterosi uomini del quartiere, un ristorante con i suoi tavolini, un banco da fabbro con tanto di fabbro, una moto nuova di zeccha imprudentemente lasciata dietro una curva che viene letteralmente arrotata.

Quando finalmente la città è alle spalle il bus carril si fa strada tra meravigliose campagne dimenticate, lontano dalla nuova strada asfaltata e toccando comunità sperdute tra le basse valli andine. Il paesaggio è arido e spinoso come gli arbusti che vi crescono. Spesso dobbiamo rallentare perchè maiali, vacche, capre e anatre pascolano indisturbati tra i binari. “Me voy a quedar!” una voce dal fondo del treno irrompe nella monotonia del suono delle rotaie. Magicamente il bus carril si ferma in mezzo al niente, solo una casetta raggrinzita in fondo a un viottolo polveroso. La abuelita scende piano piano con la sua gallina in mano e il bus riparte senza indugio. Avevate mai sentito parlare di un treno con fermata a richiesta??!

Proprio quando tutto sembrava andare liscio ecco che un pietrone gigante ci si para davanti appena dopo una curva. Il macchinista aziona tutti i freni possibili ma non riesce a fermare il mezzo lanciato a 25 km/h. L’impatto è inevitabile. Boom!! Nessuno si è fatto male? La pietra è caduta da un costone di roccia che domina la ferrovia e se vogliamo proseguire dobbiamo provare a spostarla. Così tutti i passeggeri uomini si pongono in un atto erculeo e in pochi minuti il carril è pronto a ripartire! Un po’ di fil di ferro sanerà le ferite del mezzo che felicemente riprenderà il cammino.

Arriviamo a Mizque con due ore di ritardo sulla tabella di marcia e una media oraria netta di 16 km. Dieci ore per percorrere 150 km, quando il bus ce ne avrebbe messe tre. La stazione di Mizque è un campo aperto dove scarichiamo i nostri zaini e all’imbrunire salutiamo i nostri compagni di viaggio che continuano verso Aiquile, il capolinea. Felici ci incamminiamo verso il paesello quietamente adagiato sul fondo valle (dovremo ancora guadare due fiumi) consapevoli di aver appena concluso il viaggio sul treno più bello del mondo.