Gran Chiquitania

09-04-2017

Posted from San José de Chiquitos, Santa Cruz Department, Bolivia.

Cimitero di Concepcion / Concepcion cementery

Cimitero di Concepcion / Concepcion cementery

 

Paesi dall’aria assopita che sudano avanti piccole economie tra gli abbracci umidi di sole e tropici. Strade di terra affiancate da case di tegole e legno che conservano tutto il loro fascino coloniale. Questa è la Gran Chiquitania.

Così si chiama la grande regione nel dipartimento di Santa Cruz compresa tra le Ande, il Paraguay e la foresta Amazzonica. Qui i Gesuiti nel XVIII secolo arrivarono per primi e riuscirono ad avverare il sogno di società a immagine e somiglianza di Dios. Qui oggi possiamo ammirare le meravigliose chiese missionarie rimaste intatte nei secoli, patrimonio mondiale dell’umanità Unesco.

Quando i gesuiti arrivarono in America Latina si innoltrarono nelle regioni più sperdute del continente evangelizzando gli indigeni con rispetto come il loro ordine gli impone. In Brasile e in Paraguay i loro poteri erano limitati dalle colonie regnanti rispettivamente portoghese e spagnola. Nella regione dove viveva il popolo Chiquitano, oggi Bolivia meridionale, nessuno aveva ancora messo piede e qui iniziarono a costruire le proprie missioni liberi da ogni compromesso. In meno di cinquant’anni queste crebbero in numero e dimensione, mettendo il pratica l’idea utopistica di società egualitarie proprie dell’ordine.

La prima fu San Javier, fondata nel 1691, a seguire San Rafael (1696), Concepcion (1709), San Miguel (1721), San Jose (1731), San Ignacio (1748), Santa Ana (1755). “I gesuiti sono venuti e ci hanno insegnato a vivere in pace“, ci racconta orgoglioso Xavier, seduto nella piazza di San Jose mirando orgoglioso la sua chiesa. In effetti prima tutta questa foresta era abitata da popoli diversi e bellicosi, i gesuiti li riunirono tutti sotto il tetto di Dio. L’eredità lasciata dai missionari è forte e la zona della Chiquitania ancor oggi è una delle più devote del Sud America.

L’evangelizzazione dei popoli nativi non fu mai violenta e, secondo le cronache del tempo, sempre rispettosa della cultura locale. Non per questo fu meno radicale. Alla gente spesso nomade veniva chiesto di vivere in case, rinunciare alla poligamia, smettere i vestiti tradizionali e indossare anonime tuniche bianche, lavorare a ore per la comunità condividendo i prodotti e naturalmente vivere i precetti della chiesa. In cambio avrebbero ricevuto, oltre alla salvazione eterna, la protezione della missione e benefici come l’istruzione, l’apprendimento della musica e di mestieri.

Così facendo i Gesuiti riuscirono a costruire imponenti cattedrali nella foresta a settimane di cammino le une dalle altre ma completamente autosufficienti. Divennero talmente potenti e scomodi che quando i portoghesi e gli spagnolo misero gli occhi sulla regione Chiquitana dovettero interpellare il Papa stesso. La Spagna li bandì dal suo regno e il Papa si vide costretto a espellerli dal continente. Correva l’anno 1767 e in pochi giorni le missioni vennero abbandonate per sempre. Il film “The Mission” (1986, con Robert de Niro) racconta i fatti realmente accaduti di una missione nell’attuale Paraguay che si oppose all’abbandono e per questo i suoi abitanti vennero  trucidati a centinaia.

La fede in Dio rimase però forte nelle colonie oltremare e sopratutto nella Chiquitania. Quando nel 1972 l’architetto svizzero Hans Roth, affascinato da queste meraviglie dimenticate nella giungla, decise di ristrutturarle, non gli fu difficile trovare l’appoggio delle comunità. Gli abitanti dei villaggi, cosí come tre secolo prima, misero la manodopera e tutta la loro maestria in un restauro che durò venti anni e che oggi ci ha restituito sette bellissime chiese in ottimi condizioni.

Il circuito delle Missioni Gesuitiche è uno dei più noti itinerari turistici in Bolivia. Linda ed io ci siamo spostati tra un paese e l’altro in flota attraversando chilometri e chilometri di foreste, campi e pascoli, in un paesaggio stupendo animato da gente tranquilla e sorridente. Assolutamente consigliato per chi viene da queste parti. Buon viaggio!

Gorgeous baroque cathedrals sorrounded by sleepy colonial villages and tropical forest. This is the Great Chiquitania. Here Linda and I discovered an unexpected Bolivia.

The area is in between Santa Cruz, Brasil and Paraguay. Here you can find the most beautiful churches of the country, built in mix of baroque and indigenous styles by the Jesuits in the XVIII century. Neither the Spanish or the Portuguese could really establish here their power because of the isolation and the strong presence of Indios Chiquitanos. That’s why the Jesuits were able to run their missions the way they wanted creating their idea of perfect society.

The first mission to be built was San Javier (1691), followed by an Rafael (1696), Concepcion (1709), San Miguel (1721), San Jose (1731), San Ignacio (1748), Santa Ana (1755). “Jesuits has taught us to live in peace” Xavier tells us admiring his church with pride. The Chiquitania was occupied by many tribes and the missionaries helped them to communicate and share lands. The heritage of the Jesuits it’s still strong and today the Chiquitanos are one of the most devote people of the entire South America.

The Jesuit’s process of evangelization was never violent and “always respectful of local cultures”. Hard to believe as the indios were asked many things to give up: their old gods and believes, nomad life, polygamy, traditional clothes replaced by anonymous white tunics.

In about fifty years Jesuits were able to built extended missions in the Chiquitania. To control their power Spain and Portugal had to expel the order from their kingdom and the Pope in 1767 did the same from the entire South America. Now the european were free to conquer the continent. The famous movie “The Missions” with Robert de Niro (1986) talks about those tragical days. In a few days the missions were abandoned and forgotten for centuries.

In the 1972 the swiss architect Hans Roth fell in love with this story and decide to dedicate his life to restore the missions. In over twenty year all seven cathedrals were beautifully restored with the help of the people of the villages and in 1992 were finally declared UNESCO World Heritage.

That’s a great story, Linda and I we enjoyed a lot the area and was cool to see how people care their gems still. We highly recommend this tour!