Evo Morales

18-03-2017

Posted from State of Mato Grosso, Brazil.

Evo taglia il nastro del nuovo palazzetto dello sport di Santiago de Huata

Evo taglia il nastro del nuovo palazzetto dello sport di Santiago de Huata

L’elicottero atterra nel campo da calcio in sintetico di Santiago di Huata. Evo Morales scende salutando a piene mano i pochi venuti ad accoglierlo, orgoglioso di tanto verde frutto della sua campagna a favore del deporte.

Le elezioni politiche del 2019 si avvicinano e il presidente sa che la vittoria non è affatto scontata. Non tanto per l’opposizione, quella l’ha fatta fuori da tempo distruggendone politicamente e professionalmente i candidati migliori. Piuttosto quel che lo preoccupa è che la gente comincia a essere stanca di una retorica ridondante, che altro non tratta se non dell’orgoglio di essere boliviani, della Evo-lucion, della guerra senza confini al capitalismo e ai valori arrivati dalla colonizzazione. Basti pensare che è stato recentemente istituito il Viceministero per la Decolonizzazione. Se è vero che negli ultimi anni la Bolivia ha fatto passi da gigante, grazie però a fondi che stanno terminando, un paese moderno ha bisogno non solo di strade e campi sintetici ma di un ponte con il resto del mondo che per ora si chiama solo Cina o Russia.

Quindi Evo torna tra le gente, nei piccoli paesi per ristabilire un filo diretto con tutti coloro che nel 2006 lo hanno mandato al governo con molte aspettative. A Huata è venuto ad inaugurare il nuovissimo palazzetto dello sport, una struttura enorme capace di contenere più di 2000 persone. Notare che il pueblo ne conta circa 1500. La folla però è tanta e dimostra comunque affetto. La cerimonia è pomposa, ci sono il sindaco, il direttore della Scuola Normale e i rappresentanti di tutte le comunità del municipio. Dopo il tradizionale taglio del nastro, il palazzetto accoglie una partita di calcetto inaugurale dove il presidente gioca in attacco e, naturalmente, vince. Orgoglioso se ne torna al suo elicottero verso nuovi municipi da benedire con la sua presenza.

Ha un’altra grana da sbrigare il presidente. Per sua sfortuna la Costituzione vieta più di due mandati. Nel 2016 aveva già provato a cambiarla con un referendum, però quel giorno Bolivia scelse il NO. Adesso sta disperatamente cercando il modo meno golpistico di rimanere al governo e per il prossimo 3 Dicembre ha indetto le elezioni dei giudici della nuova Corte Costituzionale 2.0. Sarà interessante vedere se riuscirà nel suo piano, però quel che è certo è che Morales dal primo giorno del suo governo ha iniziato a costruire un paese a sua immagine e somiglianza.

Esemplare è stata la riforma della scuola. Oggi i ragazzi studiano materie come cosmologia andina e una storia di Bolivia a dir poco propagandistica. In generale il livello di istruzione, seppur raggiungendo più persone di prima, è a detta di molti calato per il troppo tempo dedicato a prepararsi alle decine di ricorrenze e celebrazioni che ogni anno riempiono il calendario. “Abbiamo dovuto chiudere la nostra scuola perché oramai siamo fuori legge” ci racconta Aurora, volontaria a Bolivar, parlando di uno dei tanti progetti educativi dell’Operazione Mato Grosso. “Oramai l’educazione è esclusivamente materia statale, l’ultima scuola privata di formazione per professori del paese ha chiuso nel 2012″. Emblematica una frase della nuova riforma della scuola che recita “I professori sono servitori dello stato e formano nuovi servitori dello stato”. Vi ricorda qualcuno?

Dopo l’inaugurazione il nuovo palazzetto dello sport di Santiago de Huata non è mai stato utilizzato. Sei mesi dopo giace ancora con qualche ritocco da terminare e molta molta erba attorno.