Democracia

29-03-2017

Posted from La Paz, La Paz Department, Bolivia.

 

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Il micro che scende rapido dagli alti confini di El Alto in picchiata fino al centro di La Paz frena improvvisamente fino a fermarsi. Un mare di gente sta bloccando la carrettera, dobbiamo proseguire a piedi.

Il 21 Febbraio 2016 il 51.3% di boliviani ha bocciato la proposta di modifica costituzionale proposta da Evo Morales. Il presidente intendeva estendere la possibilità di rinnovo della carica oltre il massimo delle due elezioni e governare finché ne avesse avuto voglia e voti. Vi ricorda qualcuno? La campagna fu durissima, Linda ed io viaggiavamo proprio in Bolivia lo scorso anno e ricordiamo di un paese diviso. Le strade si riempirono si scritte “Evo SI”. A distanza di meno di un anno il presidente all’attacco. Cercherà di legittimare un modo per farsi rieleggere una terza volta ma una parte del paese non ci sta. “Mi voto se respecta” recita un cartello, “Bolivia ha dicho NO” sentenzia un altro. È la Bolivia che votò NO al referendum e che oggi scende in piazza a manifestare.

Linda ed io ci facciamo strada fino a Plaza San Francisco, le strade sono piene di una Bolivia colorata e ordinata. Sinistra e destra sfilano insieme, universitari e categorie di lavoratori. In generale è gente ben istruita e benestante quella che votò NO al referendum, in piazza vediamo pochissimi venuti dalla campagna. È lì che Evo ha costruito la sua forza valorizzando le culture indigene in una immensa opera di costruzione di identità basata su fondamenti storici non sempre condivisibili. È doveroso però riconoscergli importanti misure come il recupero delle lingue Quechua e Aymara e la legittimazione del diritto comunitario, base fondante della struttura sociale dell’altopiano. Oggi il paese è decisamente più a misura delle culture indigene che lo abitano e che lo amano.

Le politiche e la retorica populista hanno raggiunto l’apice quando nel 2013 il presidente decise che la Bolivia dovesse avere un suo proprio satellite. Le comunicazioni avrebbero migliorato tanto da accelerare lo sviluppo del paese. Comprò un satellite dalla Cina, paese con il quale è sospettato di corruzione visto la inarrestabile invasione di prodotti cinesi di scarsissima qualità che sta letteralmente distruggendo la produzione interna della Bolivia, e lo inviò in orbita dicendo che avrebbe necessitato sei mesi per posizionarsi e cominciare a lavorare. Per giorni tutte le televisioni parlarono del lancio e Evo apparve o ovunque. Poi piano piano i sei mesi di attesa passarono, nessuno parlò più del satellite e ad oggi nulla si sa sulla fine di questo orgoglio boliviano dagli occhi a mandorla.

Altra distrazione di massa è il Dia del Mar. Ogni anno il 23 Marzo la Bolivia rivendica ufficialmente con manifestazioni e comizi l’accesso al mare. “El mar es nuestro!” dice orgoglioso Evo a tutto il popolo. Correva l’anno 1979 quando per motivi di minerali il Chile conquistò la zona di Antocagasta, allora boliviana. Quasi un secolo e mezzo dopo Evo sta fomentando questo desiderio di riscatto con una determinazione mai vista finora e che desta preoccupazioni.

Ci piace questa folla, quasi senza volerlo Linda ed io ci troviamo coinvolti intonando slogan che non ci appartengono. “Se esto no es el pueblo, el pueblo donde sta?!”. Non abbiamo ancora capito se Evo ci piace o no, ma è indubbio che i suoi metodi propagandistici populisti sono un allarme e il suo attaccamento alla poltrona debba essere assolutamente scongiurato. “Bolivia ha dicho NO!”

The little bus flyes down from El Alto to La Paz. Suddenly it brakes, the road is closed by hundreds of people. We continue walking.

The 21st of February 2016 51.3% of citizens said NO to the referendum in which the President Evo Morales asked to be elected more time than the Costitution allows. Linda and I we were travelling in Bolivia right in that period and we saw a devided country, walls were full of writes “Evo SI”.

Now the president it’s trying again to stay in power over limit. Thousands of people are walking down the streets manifasting their rights under the slogan “My vote needs to be respect”. It is a colored and anti-violance Bolivia the one we see parading in La Paz. University students and workers, socialists and conservators, all toghether to say “NO again”. The folks from the countryside are missing, especially the indios of the Andes. They are were Evo gained the majority of his votes and they are on his side stil. The president has guided a storni strategy to empower the indios to value their culture. It’s a really interesting process where people are restoring their knowledge as Quechua and Aymara idiomas and their cosmology. This is a great win for Evo.

Anyway the President has run very populist policy so far and a good part of the country doesn’t trust him anymore. In the 2013 Evo had bought a cheap satellite from China, where he is suspected to grow personal interesses due to the huge amount of cheap goods and low quality technology that it is coming from there destroing the small bolivian production. The satellite was sent to the orbit with great media coverage for days and days. Evo was the star. Right now we still hasn’t heard anything from the satellite that probably doesn’t work at all.

Linda and I we find ourself captured by the parade. We like it and we start to claim slogans with them. I can’t tell what are Evo Morales’s intentions and there is something i like about him. His methods anyway are similar to what many dictators have done in the past. His determination to keep staying on power on and on it’s an advice we should never underestimate.