COMUNIDAD

25-11-2017

Posted from La Paz Department, Bolivia.

Faccia Aymara

Faccia Aymara

“Kalaque è una spagnolizzazione di Qala Jaqih, in lingua aymara significa uomini di pietra. Tutto l’altopiano ha paura di loro, li chiamano i mangiatori di uomini

Un espressione seria cala sul volto del diacono Juan quando racconta di Kalaque, il settore Ovest della penisola di Huata. A questa area appartengono le comunità di Kalaque, Conani, Tako Cachi, Cocotoni, Saquena e Chuquinapi. “Ti mangiano nel senso che meglio non mettersi contro di loro, non l’avrai vinta“. Sono uomini duri, abituati al clima rigido dell’altopiano e a una terra arida dove non piove mucho. Mi è costato questo articolo, l’ho pensato fin dall’inizio e l’ho scritto solo alla fine. Non è stato facile scoprire qualcosa in più del popolo Aymara e della loro organizzazione, undici mesi dopo ancora c’è molto da capire.

La Bolivia, e sopratutto l’altopiano, ha una organizzazione sociale duplice. Da un lato quella amministrativa, che cala dall’alto a partire dal governo fino ai municipi e cantoni. Dall’altro quella popolare, della gente che si organizza in comunità con le sue regole e i suoi ruoli. I due piani organizzativi convivono e non necessariamente si incontrano. È difficile da capire per me europeo, ma se una delle due prevale sull’altra questa non è certo quella dello stato.

Una comunità è identificabile come un paese con la sua terra attorno. Se possiedi un terreno in quest’area ne fai parte e sei tenuto a certi obblighi. Due sabato al mese si indicono riunioni generali nella piazza, lunghe fino a un giorno intero, dove si discutono varie questioni e a cui devi a partecipare. Quando si decidono lavori comunitari, ossia a beneficio di tutti, devi prestare il tuo servizio. Sei obbligato a rappresentare la tua famiglia alle celebrazioni ufficiali o alle manifestazioni di protesta qui molto frequenti. Tutto questo pena una multa, da 50 o 100 Bs per un contadino, fino a 300 per un professore. La pensione minima sono 250 Bs al mese.

Ogni comunità ha delle Autorità, una decina di uomini che ne assumono rappresentanza e comando. La carica è rotativa e annuale e non ci si può rifiutare. Le Autorità rappresentano la comunità tra le altre o nei comuni, dirigono le riunioni, promuovono i lavori e regolano la vita del paese. Ma più di tutto a loro spetta l’amministrazione della giustizia comunitaria, anch’essa parallela e non per forza coincidente con quella ordinaria. Fino agli anni ’70, anche qui a Huata, si registravano sentenze comunitarie di morte. Se il paese riunito in assemblea decretava la colpevolezza di un suo membro, accusato per esempio di furto o altri gravi crimini, la sentenza poteva concludersi con l’uccisione dell’imputato. Oggi alla giustizia comunitaria si lasciano i crimini minori, spesso impuniti da quella ordinaria, risolti con frustate in piazza e multe salate. “Due anni fa il vicesindaco venne frustato pubblicamente dalla comunità di Chuquinapi perché accusato di corruzione” mi dice Don Juan mentre cerco di capirne qualcosa in più. “‘Ma si sa che anche crimini più gravi come violenze verso donne e bambini vengono nascosti e risolti ancora dentro le comunità, magari pagando casse e casse di birra alle Autorità”.

L’organizzazione sociale in comunità, concetto simile a tribù, è qualcosa che arriva dal passato, comune a molti popoli andini ma strutturatissimo in quello Aymara. L’attuale presidente Evo Morales con la sua politica di rincorsa alle tradizioni e dignità dei popoli indigeni, le ha riconosciute costituzionalmente. Quel piano amministrativo “statale” di cui parlavamo dialoga finalmente con quello “popolare”, in un incontro che rimane però più che mai sulla carta. Infatti il potere delle comunità è nettamente più forte, con un concetto ancora radicatissimo di “questa terra è nostra e ne facciamo quel che vogliamo“. Nulla può un povero sindaco, non esiste piano regolatore, ordinanza comunale o legge che possa essere applicata senza il consenso della gente. Questo porta naturalmente alla difficoltà estrema di gestione di un territorio parcellizzato e di fatto spesso a un freno allo sviluppo. D’altro canto si assiste a un senso di appartenenza al territorio che abbiamo perduto in Europa da tempo.

Così, tra mille difficoltà ed equilibri interni, la Bolivia cerca di farsi strada nel mondo moderno. Quanto ancora si conserverà, nel bene e nel male, questa organizzazione sociale comunitaria? Da quel che vedo qui a Huata tutto questo è ancora forte, però le campagne si stanno spopolando rapidamente e le comunità sono sempre meno numerose e più vecchie. Io starò a guardare, incuriosito cercando di capire.